Dall’acqua inizia questo percorso immaginario che contiene immagini del passato, disegni, mappe e documenti originali. E progetti e oggetti per illuminare le notti, per dare energia e favorire i trasporti, testimonianze dello sviluppo di una città. Nel ricordo dei Centocinquant’anni della Municipalizzata, AcegasApsAmga, intimamente legata alla storia di Trieste e del territorio, ai grandi mutamenti sociali, economici e culturali.

L’itinerario si snoda in divenire, attraverso la riscoperta di acquedotti, officine, pompe e motori, fontane, lanterne e pili, tram, gallerie. E delle maestranze. Fra immagini di una città legata al dinamico progredire del tempo e delle altre imprese che hanno fatto grande la storia di Trieste.

Riannodare i fili del ricordo, per conservare il disegno delle ambizioni, dei sogni, delle realizzazioni di un’impresa che ha contribuito allo sviluppo del territorio. La storia di una municipalizzata, come quella di AcegasApsAmga, non è solo patrimonio aziendale, ma dell’intera collettività.

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L’assessore alla Cultura del Comune di Trieste durante il “taglio del nastro” che inaugura la mostra- Foto di Damiano Rotondi

Al servizio della modernità. L’Acegas nella storia di Trieste.

 

Giulio Mellinato, Università di Milano-Bicocca
Come ogni città contemporanea, anche Trieste deve affrontare le sfide della modernità, del cambiamento tecnologico e della crescita demografica. Nel corso dell’Ottocento, l’idea di modernità e di progresso è legata all’industrializzazione ed allo sviluppo economico ma anche al miglioramento delle condizioni di vita ed al soddisfacimento dei bisogni primari. La città “moderna” è in grado di soddisfare tutte queste esigenze – perché ospita industrie ed attività economiche in grado di produrre ricchezza – e può essere organizzata in maniera tale da fornire nuovi ed efficienti servizi ai suoi abitanti.

 

IL RUOLO DEL COMUNE

Anche per questo, per introdurre a Trieste uno degli elementi fondamentali della modernità, il Comune interviene in prima persona nel 1864 per garantire l’illuminazione pubblica delle vie del centro, derivando poi dal servizio del “Gas illuminante” tutte le altre iniziative dedicate a realizzare quelle aspirazioni di comodità e di civiltà che sono ormai considerate indispensabili componenti dell’idea comunemente diffusa di progresso.

Nella Trieste della seconda metà dell’Ottocento la realizzazione di un simile piano di rinnovamento e miglioramento del vivere civile diventa particolarmente complicata. Nel cinquantennio compreso tra la nascita dei primi servizi urbanizzati e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la popolazione cittadina raddoppia, con un tasso di crescita che assume quasi le dimensioni di un’inondazione. Inoltre, la città deve risolvere alcuni problemi strutturali, legati in primo luogo alla mancanza d’acqua, per poi arrivare alla gestione di tutti gli altri servizi, indispensabili per tenere sotto controllo le condizioni igienico-sanitarie che in alcuni quartieri rimangono precarie fino ai primi anni del Novecento.

 

LA MODERNIZZAZIONE URBANA

I gruppi dirigenti triestini hanno ormai abbracciato con convinzione la strada della modernizzazione urbana come strumento per favorire lo sviluppo del sistema-città (e quindi delle attività economiche che vi si svolgono) ma anche per ricomporre le sempre più preoccupanti fratture sociali che – negli anni del suffragio universale maschile – stanno assumendo anche una chiara coloritura politica, nettamente in opposizione rispetto alle tendenze tradizionali. Ecco quindi susseguirsi tra il 1897 ed il 1914 una serie pressoché ininterrotta di Podestà edificatori (Dompieri, Sandrinelli, Valerio), impegnati non solo nella regolamentazione dell’espansione urbana, ma anche nella migliore organizzazione dell’esistente, con la costruzione di collegamenti più agevoli tra le diverse parti della città, l’ammodernamento delle infrastrutture ed un ampio utilizzo delle risorse municipali per migliorare l’estetica cittadina.

 

LA MUNICIPALIZZAZIONE DEI SERVIZI

In quello stesso periodo viene rapidamente completata la municipalizzazione dei servizi: nel 1898 all’illuminazione a gas si affianca l’elettricità, nel 1910 l’acqua potabile e nel 1913 il trasporto pubblico. Seppur non ancora nel nome, l’Acegas esiste nei fatti quando ancora Trieste fa parte dell’Impero degli Asburgo.

La guerra interrompe non solo quella storia ma l’intera traiettoria di sviluppo che la città ha seguito dalla caduta di Napoleone in poi. Dopo la Grande guerra, l’aumento della popolazione triestina rimane molto lontano dai ritmi dei primi anni del Novecento, ma la città continua ad espandersi e a ristrutturarsi lungo le linee della modernizzazione urbanistica, anche secondo i modelli della monumentalizzazione degli spazi, tipici del Fascismo che, molto presente nella Venezia Giulia già subito dopo la fine del conflitto, può essere considerato il vero arbitro della situazione politica di Trieste fin dalle elezioni politiche del 1921.

 

LA CITTA’ CAPOLUOGO DI UNA REGIONE VASTA

Come parziale compensazione per le attività commerciali e produttive pesantemente svantaggiate dalla nuova situazione del dopoguerra, il Regime interviene con particolare generosità sulla città, ormai promossa a capoluogo di una regione vasta, anche se non molto ricca. Le forniture di energia elettrica sono ampliate grazie alla costruzione di due elettrodotti che collegano Opicina agli impianti idroelettrici sulle Alpi, mentre in città la lunghezza della rete di distribuzione triplica negli anni tra le due guerre. Con la costruzione del nuovo acquedotto, che porta in città l’acqua del Timavo, i consumi salgono da 5,2 milioni di metri cubi nel 1921 a 9,4 milioni nel 1931 per raggiungere i 24,6 milioni nel 1951. In altre parole, i consumi d’acqua potabile quasi si quadruplicano in trent’anni, quando la popolazione cresce soltanto del 13 per cento. Infine, la rete dei trasporti urbani viene estesa ed ammodernata.

 

LA MUNICIPALIZZATA CRESCE

Queste sono le condizioni che spiegano la progressione che porta alla creazione dell’Azienda Comunale Elettricità e Gas nel 1925, poi ampliata includendo il servizio di distribuzione dell’acqua nel 1929, ed infine il servizio delle tranvie municipali nel 1934. Da quell’anno, l’Acegat diviene non solo la Municipalizzata per la gestione di tutti i principali servizi urbani, ma anche un insostituibile strumento per la gestione della città, assieme ad un mezzo d’intervento nel suo tessuto sociale ed economico.
Dopo le nuove e più pesanti distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, l’Amministrazione Alleata proietta Trieste all’estremità meridionale della “cortina di ferro” che divide in due l’Europa, ma indirizza verso la città un significativo flusso di risorse, che alle volte vanno anche al di là delle esigenze immediate, lasciando in eredità per i decenni successivi una abbondanza di strutture, che rimangono ancor oggi a caratterizzarne porzioni importanti.

 

UNA VERA ESCALATION

Nella fornitura del gas c’è una vera escalation: nel 1947 si ristruttura il gasometro di Roiano (capacità: 20.000 metri cubi), nel 1949 entra in servizio il nuovo gasometro del Broletto (40.000 metri cubi), mentre nel 1951 entrano in servizio – sempre al Broletto – due nuovi gasometri da 55.000 metri cubi ciascuno. In pratica, la disponibilità di gas per uso domestico passa da quasi zero nell’immediato dopoguerra ai 40 milioni di metri cubi consumati nel 1953. Per parte sua, il trasporto pubblico urbano si articola in una rete capillare di collegamenti, che già nel 1950 trasportano 80 milioni di passeggeri, su una popolazione che – tutto compreso – è di circa 310.000 abitanti, con una media quindi di 258 viaggi pro capite all’anno, quasi uno al giorno per ciascuno degli abitanti.

 

IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELLA VITA

A partire dagli anni Settanta, il calo demografico ed un generalizzato aumento dei redditi portano la popolazione – e quindi l’Amministrazione comunale – a privilegiare nettamente tutti quegli elementi che portano ad un miglioramento nella qualità della vita dei cittadini, piuttosto che concentrarsi sulla quantità dei servizi. La rete idrica viene rafforzata e migliorata, facendo partire l’acquedotto dalle sorgenti artesiane del basso Isontino, che iniziano a fornire acqua di qualità migliore. Similmente, le forniture di gas ed elettricità sono estese e rese talmente capillari da sfiorare un’utenza ogni due abitanti per il gas ed una utenza ogni abitante e mezzo per l’elettricità. Anche grazie ad un simile livello dei servizi, Trieste dagli anni Ottanta si conferma sempre ai vertici nelle classifiche nazionali relative alla qualità della vita.

 

UN ANNO DI SVOLTA

Dal 1977 l’Acega cede il servizio di trasporto urbano, e nel 1997, oltre a cambiare denominazione in Acegas, viene trasformata in società per azioni. Inizia in quel momento la parte più recente della storia dell’Azienda, che vede negli anni successivi la progressiva evoluzione degli assetti di governace e operativi, in linea con mutati contesti normativi e di mercato. Le tappe salienti di questo percorso – che porta la ex-Municipalizzata triestina ad essere una delle maggiori multi-utility del Paese – si possono individuare nella fusione con Aps Padova (2003), che dà vita ad AcegasAps, nell’ingresso all’interno del Gruppo Hera (2013), di cui il Comune di Trieste diviene un importante socio, e nell’aggregazione di Amga Udine (2014), che comporta il mutamento della denominazione in AcegasApsAmga.